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Legislazione
mercoledì 11 novembre 2009

Penale - Guida in stato di ebrezza

GUIDA STATO DI EBREZZA - CONTINUAZIONE REATO
La sentenza 21 luglio 2009 del GUP presso il Tribunale di Forlì, ha riconosciuto l'applicabilità dell'istituto della continuazione tra i reati, relativamente a due fatti di guida in stato di ebbrezza commessi a distanza di un anno l'uno dall'altro, attese le medesime circostanze di fatto, la violazione della medesima disposizione di legge ed il presunto ristretto lasso di tempo intercorso tra i fatti-reato, merita alcune riflessioni. E notorio il prevalente orientamento giurisprudenziale e dottrinale che può essere utilmente sintetizzato dalla pronunzia della Sez. IV della Suprema Corte di Cassazione del 25 Novembre 2004, n. 1285 (rv. 230715) la quale ha affermato che “La continuazione può essere ravvisata tra contravvenzioni solo se l'elemento soggettivo ad esse comune sia il dolo e non la colpa, atteso che la richiesta unicità del disegno criminoso è di natura intellettiva, e consiste nella ideazione contemporanea di più azioni antigiuridiche programmate nelle loro linee essenziali”. Si tratta di una chiara evoluzione ermeneutica dello spettro interpretativo dellart. 42 co. 4°c.p., il quale recita “..Nelle contravvenzioni ciascuno risponde della propria azione od omissione cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa”. Stando, infatti, ad una lettura rigorosa del testo codicistico, la disposizione in parola veniva interpretata come previsione legislativa che imponesse lesclusione di qualsiasi forma di indagine in ordine alla tipologia ed alla qualificazione dellelemento soggettivo. Si affermava, infatti, con riferimento alla norma in parola, che il reato contravvenzionale presupponesse, per la sua perfezione, la sussistenza di una presunzione, quantomeno, di colpa. In primo luogo va osservato che il cd. reato continuato, previsto dallart. 81 cpv c.p., postula testualmente lesecuzione di “un medesimo disegno criminoso”. Con tale formula, infatti, il legislatore ha inteso definire un unico, quanto articolato e complesso scopo che anima lideazione dellagente.

Esso si traduce, quindi, in un fine di natura criminosa realmente perseguito, cui le singole volizioni (originariamente tra loro autonome) aderiscono ed al raggiungimento del quale si armonizzano, perdendo la loro individualità.

Venendo al caso di specie ed utilizzando le premesse svolte, va osservato che:

1) Il reato di guida in stato di ebbrezza di cui allart. 186 CdS, fatta eccezione per la previsione del co. 7° (la quale pare non prestarsi a dubbi in ordine al proprio carattere doloso, atteso che non pare ipotizzabile un rifiuto colposo, ma, al più, unimpossibilità fisico o psichica del singolo a sottoporsi alla verifica) non pare costituire ipotesi di contravvenzione dolosa.

2) Lo stato di ebbrezza alcolica, laddove tale condizione non sia stato il risultato di una predisposizione del soggetto, sciente, deliberata e diretta in maniera strumentale a condurre un veicolo in stato alterazione, consegue usualmente ad un atteggiamento di imprudenza da parte della persona.

Limprudenza è, come noto, uno dei requisiti che vengono usualmente valorizzati per la sussistenza della colpa, ergo, di norma, lo stato di ebbrezza presenta un carattere colposo.

Altre volte, invece, può trattarsi di accidentalità, che seppur non scriminante, e ricomprendibile nel concetto di imperizia, non giunge a travalicare i limiti della colpa.

3) Va, quindi, rilevato che lessenza del reato in parola – sul piano precettivo e materiale – si perfeziona in presenza di una attività di conduzione di un veicolo, da parte di una persona che versi nella necessaria condizione personale di alterazione sopradescritta.

Vale a dire, che laspetto saliente, ai fini della classificazione della natura della contravvenzione prevista dallart. 186 co. 1 e 2 Cds, concerne esclusivamente la condotta presupposta (lassunzione di sostanze alcoliche).

Essa, indubbiamente, costituisce il fattore qualificante e specifico di illiceità del reato in esame.

La successiva azione posta in essere dal soggetto in stato di ebbrezza e consistente nel porsi alla conduzione del veicolo, non rileva (né può rilevare) ai fini dellindividuazione di un elemento psicologico diverso dalla colpa o prevalente su di essa.

A conferma di tale assunto, va, infatti, notato in punto di fatto, che la maggior parte di coloro che vengano incriminati per il reato in parola, non sono affatto consapevoli di versare in re illicita.

Costoro, infatti, non sono consapevoli (in assenza di manifestazioni sintomatiche evidenti) di avere assunto alcool in misura da superare la soglia minima di punibilità.

Se manca in loro tale consapevolezza, come si può sostenere seriamente che essi abbiano dolosamente violato la norma, deliberando il comportamento penalmente rilevante?

Nellipotesi in cui una persona – che non presenta ictu oculi indici che possano indurre a ritenere lo stato di ebbrezza – venga sottoposta, a campione, ad un alcool test con esito positivo, infatti, non si potrebbe mai pervenire alla conclusione che essa si sia posta al volante con la deliberata e specifica intenzione di commettere il reato di cui allart. 186 CdS, poiché – con un giudizio ex ante – apparirebbe del tutto carente la prova del dolo.

Conclusioni

Le premesse svolte portano ad una unica plausibile soluzione che si pone in senso opposto alla decisione del GUP presso il Tribunale di Forlì.

Militano a confutazione della stessa:

a) il dimostrato carattere eminentemente colposo della contravvenzione contestata allimputato.

Come già detto ci troviamo dinanzi a comportamenti che sono caratterizzati da profili di eventualità ed accidentalità, profili inconciliabili con il concetto di dolo contenuto nellart. 43 co. 1 c.p.;

b) limpossibilità di potere sussumere, con carattere teleologico, in un più ampio programma generale di carattere criminale, una serie di violazioni del tipo di quella oggetto del processo.

Il disegno criminoso, di cui allart. 81 cpv c.p., non pare potersi reggere efficacemente sulla base di condotte, che paiono prive di quel requisito necessario consistente in una preventiva e reiterabile volizione criminosa, che presuppone, inoltre, una rappresentazione della complessiva condotta illecita.

In un contesto di fatto e di diritto del tipo di quello descritto, pare, inoltre, assai difficile poter sostenere lesistenza della programmazione una serie determinata di episodi di guida in stato di ebbrezza, posto che, in tale caso, il soggetto dovrebbe dimostrare la non occasionalità del fatto occorso, prova che si reputa particolarmente difficoltosa.

 
 
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