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Famiglia
mercoledì 10 febbraio 2010

Affido condiviso - esclusione per mancato contributo mantenimento

Niente affido condiviso se il padre omette il contributo mensile di mantenimento

Corte di Cassazione Sez. I, Sentenza n° 17/12/2009 n°  26587

 

Lart. 155 del codice civile, come novellato dalla Legge 54/06 prevede come regola generale che in caso di divorzio i figli minori siano affidati ad entrambi i genitori che ne eserciteranno congiuntamente la potestà. Tale disciplina è dettata in omaggio al principio della bigenitorialità per cui il figlio ha diritto a mantenere significativi rapporti con entrambi i genitori anche dopo la separazione ed è risultata fortemente innovativa rispetto al passato, quando i figli venivano comunemente affidati soltanto alla madre che ne aveva lesercizio esclusivo della potestà. Lart. 155 bis c.c. ammette uneccezione alla regola generale, prevedendo la possibilità che il giudice disponga laffidamento esclusivo ad uno solo dei genitori, avuto riguardo allinteresse dei minori. Non avendo la norma tipizzato le ipotesi ostative allaffido condiviso, la loro individuazione in concreto è rimessa al prudente apprezzamento del giudice che ne dovrà dare conto nella motivazione del provvedimento. Dalla decisione del giudice dovranno risultare la ragioni impeditive dellapplicazione del modello legale generale con particolare riferimento non solo allidoneità educativa del genitore al quale i figli vengono affidati ma anche e soprattutto linidoneità educativa dellaltro che eventualmente di ritiene di dovere escludere allesercizio della potestà. Nel caso di specie, con valutazione insindacabile in sede di legittimità, la corte di appello ha ritenuto più opportuno, nellinteresse dei minori, laffido esclusivo alla madre, sulla base della rilevata inidoneità del padre ad occuparsi della prole, desunta per lo più dal disinteresse dimostrato nei confronti dei bambini.

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Sentenza 17 dicembre 2009, n. 26587

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 5 marzo 2008 la Corte di appello di Catanzaro, - pronunciando sullappello proposto da A.B.L. nei confronti di D.I.A.S. avverso la sentenza del Tribunale di Vibo Valentia in data 5 giugno 2007, che, nel giudizio di cessazione degli effetti civili del matrimonio tra i suddetti coniugi, aveva affidato ad entrambi i genitori i figli minori e lesercizio della relativa potesta, ponendo a carico del D. I. lobbligo di corrispondere in favore della A., quale contributo per il mantenimento dei figli, la somma mensile di Euro 600,00 - affidava i figli minori alla madre, attribuendole in via esclusiva la potesta di genitore, provvedendo a regolamentare gli incontri dei figli medesimi con il padre, ponendo al carico del D. I. lobbligo di contribuire, nella misura della meta, al pagamento delle spese straordinarie dei figli per esigenze scolastiche, extrascolastiche e mediche e confermando nel resto la sentenza impugnata.

1a. A fondamento della decisione la Corte di merito osservava, per quel che rileva nel presente giudizio di cassazione, che laffidamento esclusivo dei figli ad uno dei genitori doveva considerarsi come una eccezione alla regola dellaffidamento condiviso, da applicarsi rigidamente soltanto nelle ipotesi in cui esista una situazione di gravita tale da rendere detto affidamento condiviso contrario allinteresse dei figli, valutandosi tale contrarieta esclusivamente in relazione al rapporto genitore - figlio e quindi con riferimento a carenze comportamentali di uno dei genitori, di gravita tale da sconsigliare laffidamento al medesimo per la sua incapacita di contribuire alla realizzazione di un tranquillo ambiente familiare. Nel caso di specie i giudici di appello rilevavano la totale inadempienza del padre, sin dal 1996, allobbligo di versare lassegno di mantenimento stabilito dal tribunale e la discontinuita, desumibile dalla sentenza di separazione dei coniugi in data ****, con la quale il D. I. aveva inteso esercitare il proprio diritto di visita, valutando detti comportamenti come altamente sintomatici della inidoneita del padre ad affrontare le maggiori responsabilita che un affidamento condiviso comportava, cosi da determinare proprio quella situazione di contrarieta allinteresse del minore richiesta dalla norma per derogare allaffidamento condiviso.

2. Per la cassazione di tale sentenza ricorre il D.I. sulla base di due motivi. Resiste con controricorso l A..

Motivi della decisione

1. Con il primo motivo il ricorrente - denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 155 e 155 bis c.c. - deduce che la Corte di appello non ha tenuto conto che la sua inadempienza allobbligo di mantenimento dei figli derivava dalla esiguita dei redditi di cui egli disponeva e dalla consapevolezza che i figli stessi erano comunque adeguatamente mantenuti dalla moglie, grazie anche allaiuto dei suoi genitori, e che la discontinuita nellesercizio del diritto di visita era dovuto al comportamento della madre, che aveva sempre ostacolato i rapporti tra padre e figli. Soggiunge il ricorrente che il mancato pagamento dellassegno di mantenimento e la discontinuita dellesercizio del diritto di visita non costituiscono fatti di gravita tale, da giustificare la deroga al principio generale dellaffidamento condiviso.

2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia vizio di motivazione e si duole che la Corte di merito non abbia tenuto conto delle ragioni per le quali egli non ha adempiuto allobbligo di versare lassegno di mantenimento in favore dei figli ed ha esercitato con discontinuita il diritto di visita.

3. I due motivi, che possono essere esaminati congiuntamente in quanto attinenti a questioni strettamente connesse, sono privi di fondamento.

Sulla questione di diritto sollevata dal ricorrente questa Corte si e gia pronunciata (Cass. 2008/16593), osservando che “...nel quadro della nuova disciplina relativa ai provvedimenti riguardo ai figli dei coniugi separati, di cui ai citati artt. 155 e 155 bis c.p.c., come modificativamente e integrativamente riscritti dalla L. n. 54 del 2006, improntata alla tutela del diritto del minore (gia consacrato nella Convenzione di New York del 20 novembre 1989 resa esecutiva in Italia con L. n. 176 del 1991) alla c.d. bigenitorialita (al diritto, cioe, dei figli a continuare ad avere un rapporto equilibrato con il padre e con la madre anche dopo la separazione), laffidamento condiviso (comportante lesercizio della potesta genitoriale da parte di entrambi ed una condivisione, appunto, delle decisioni di maggior importanza attinenti alla sfera personale e patrimoniale del minore) si pone non piu (come nel precedente sistema) come evenienza residuale, bensi come regola, rispetto alla quale costituisce, invece, ora eccezione la soluzione dellaffidamento esclusivo.

Alla regola dellaffidamento condiviso puo infatti derogarsi solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per linteresse del minore. Non avendo, per altro, il legislatore ritenuto di tipizzare le circostanze ostative allaffidamento condiviso, la loro individuazione resta rimessa alla decisione del giudice nel caso concreto da adottarsi con provvedimento motivato, con riferimento alla peculiarita della fattispecie che giustifichi, in via di eccezione, laffidamento esclusivo...”.

Perche possa derogarsi alla regola dellaffidamento condiviso, occorre quindi “...che risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneita educativa o comunque tale appunto da rendere quellaffidamento in concreto pregiudizievole per il minore...” (come nel caso, ad esempio, di unobiettiva lontananza del genitore dal figlio, o di un suo sostanziale disinteresse per le complessive esigenze di cura, di istruzione e di educazione del minore), con la conseguenza che “...lesclusione della modalita dellaffidamento esclusivo dovra risultare sorretta da una motivazione non piu solo in positivo sulla idoneita del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneita educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della potesta genitoriale e sulla non rispondenza, quindi, allinteresse del figlio delladozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento...”.

3.1. Da tali principi, applicabili anche ai casi di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, in virtu del richiamo operato dalla L. n. 54 del 2006, art. 4, comma 2 la Corte di merito, nella specie, non si e discostata. Infatti, in relazione alla violazione dellobbligo di corrispondere lassegno di mantenimento in favore dei figli minori, i giudici di appello hanno congruamente motivato, osservando che D.I. e rimasto totalmente inadempiente e pertanto “...non ha manifestato, sin dal lontano marzo 1996, alcuna volonta di fronteggiare i bisogni materiali dei propri figli, magari offrendo loro quanto era nelle sue possibilita materiali...”, in quanto “... lobbligo di un genitore di provvedere al mantenimento dei figli implica il dovere di soddisfare primariamente le esigenze dei figli stessi e quindi di anteporre le esigenze di questi alle proprie...”. Di conseguenza, sempre secondo la Corte di merito, la eventuale esiguita del reddito a disposizione non giustifica la totale inadempienza, protratta per molti anni, da parte del genitore e tale inadempienza “...incide, con riferimento ai figli, non solo sul piano strettamente materiale, impedendo loro la possibilita di sfruttare al meglio le proprie potenzialita formative, ma incide, ancora di piu, sotto il profilo morale...” essendo sintomatica della mancanza di qualsiasi impegno da parte del genitore inadempiente diretto a soddisfare le esigenze dei figli “... e quindi della carenza di responsabilizzazione nei loro confronti e di inidoneita del detto genitore a contribuire a creare per i propri figli quel clima di serenita familiare necessario per una sana ed equilibrata crescita”.

3.2. Quanto al discontinuo esercizio del diritto di visita, la Corte di merito, dopo aver posto in evidenza la mancanza di prova in ordine agli ostacoli asseritamente frapposti dalla madre dei minori allesercizio di tale diritto, ha osservato, con adeguata e logica argomentazione, che il comportamento del D.I., gia gravemente inadempiente allobbligo di mantenimento dei figli, e altamente sintomatico della sua inidoneita “...ad affrontare quelle maggiori responsabilita che un affido condiviso comporta anche a carico di quel genitore con il quale il figlio non stia stabilmente...” e determina concretamente una situazione di contrarieta allinteresse del minore ostativa per legge (art. 155 bis c.c., comma 1) ad un provvedimento di affidamento condiviso, “...non valendo ad offrire ai figli quellambiente familiare stabile e sereno a cui gli stessi hanno pure diritto”.

4. Alla stregua delle considerazioni che precedono, devono ritenersi insussistenti sia la dedotta violazione degli artt. 155 e 155 bis c.c., che i prospettati vizi di motivazione della sentenza impugnata, considerato altresi che le ulteriori censure sollevate dal ricorrente si risolvono in doglianze di merito, non consentite in sede di giudizio di legittimita, in ordine alla valutazione delle risultanze processuali ed allaccertamento dei fatti di causa da parte della Corte di appello.

Il ricorso deve essere pertanto rigettato e le spese processuali, da liquidarsi come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

LA CORTE

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che si liquidano in Euro 3.200,00, di cui Euro 3.000,00 per onorari, oltre a spese generali e accessori di legge.

Cosi deciso in Roma, il 29 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 17 dicembre 2009.

 

 

 
 
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